Un'azienda di un anno vale 2,5 miliardi e il prodotto è ancora in beta

Instinct ha raccolto 350 milioni con un assistente personale che chiede accesso a tutto — la storia dice più sul funzionamento del capitale che sul prodotto

Luciano Cipriano

9/24/20266 min read

Ciao a tutti,

Ben arrivati su WikiLuc.

Quando in una valutazione di player tecnologici ci si trova davanti ad una startup, a mio avviso la domanda da farsi non è quanto ha raccolto, ma è da quanto esiste e cosa succede ai miei dati se chiude. Sono due domande banali che negli ultimi mesi sono diventate difficili da rispondere, perché la distanza tra quanto vale un'azienda e quanto è verificabile il suo prodotto si è allargata parecchio.

Il 26 agosto TechCrunch e Forbes hanno riportato il round di Instinct: 250 milioni di Series B co-guidata da Index Ventures e Benchmark, 350 milioni raccolti in tutto, valutazione 2,5 miliardi di dollari. L'azienda è nata un anno fa. Il prodotto è ancora in beta privata.

Vale la pena guardarci dentro, non per giudicare la società — non ho elementi per farlo — ma perché il caso mostra bene come funziona oggi il capitale intorno all'AI, e questo riguarda chiunque debba scegliere un fornitore.

Di cosa parliamo oggi:

  • Cosa fa Instinct, in concreto

  • I numeri del round e la velocità con cui si sono mossi

  • Perché un assistente del genere deve chiedere accesso a tutto

  • Come funziona la concentrazione di capitale che sta dietro a questi round

  • Come si valuta un fornitore AI prima di metterlo dentro un processo

Partiamo dal prodotto.

Cosa fa Instinct

È un assistente personale che si collega alle app e ai dispositivi di chi lo usa, e si raggiunge scrivendo un messaggio o facendo una telefonata. Il fondatore, Noah Shinn, 23 anni, racconta casi d'uso molto concreti: organizzare un viaggio da costa a costa, fare la spesa settimanale, comprare biglietti per un concerto, disdire abbonamenti per centinaia di dollari.

Sono esempi che descrivono bene la categoria. Non è un chatbot che risponde a domande: è qualcosa che fa cose al posto tuo, in servizi che non controlla. La differenza tra le due cose è tutta nell'accesso — e ci torniamo tra poco.

I numeri, e la velocità

Il round di agosto è una Series B da 250 milioni, co-guidata da Index Ventures e Benchmark, che porta il totale raccolto a 350 milioni e la valutazione a 2,5 miliardi. Secondo Forbes il valore dell'azienda si è moltiplicato per cinque nell'arco di poche settimane.

Un dettaglio vale più del moltiplicatore: il prodotto è ancora in beta privata. Significa che la valutazione non poggia su ricavi ricorrenti verificabili né su una base clienti aperta, ma su una traiettoria di crescita e sull'aspettativa che questa categoria diventi grande.

Non è di per sé un'anomalia — il venture capital finanzia aspettative, è il suo mestiere. È l'ampiezza dello scarto che è insolita.

Perché deve chiedere accesso a tutto

Instinct ha ricevuto critiche pubbliche su due fronti: permessi alle app considerati troppo estesi, e clausole nei termini di servizio percepite come invasive. Qui c'è un punto che secondo me merita di essere approfondito.

Un assistente che prenota, compra e disdice per conto tuo non può funzionare senza quell'accesso. Per cancellare un abbonamento deve poter entrare nell'account; per fare la spesa deve poter usare un metodo di pagamento; per organizzare un viaggio deve leggere il calendario e la posta. Il livello di permessi non è una scelta aggressiva che si potrebbe ridurre con una configurazione più prudente: è la condizione perché il prodotto esista.

Questo sposta la domanda. Non è "quanti permessi chiede", è cosa succede a quei permessi nel tempo: chi può leggere i dati raccolti, per quanto restano, cosa ne è se l'azienda viene acquisita o chiude, e se puoi revocare tutto in un gesto solo. Sono le stesse domande che ci siamo abituati a fare a un fornitore SaaS aziendale, applicate a un servizio consumer che tocca conti bancari e posta personale.

Come funziona la concentrazione di capitale

Instinct non è un caso isolato, e questo è il punto che merita più spiegazione, perché di solito viene liquidato con la parola "bolla" senza descrivere il meccanismo.

Due settimane prima, General Catalyst ha guidato un round da 1,1 miliardi su River AI, azienda attiva da due mesi. Nello stesso trimestre Together AI ha raccolto 800 milioni a una valutazione di 8,3 miliardi, con Aramco Ventures a guidare. Sono ordini di grandezza che fino a pochi anni fa si vedevano solo su società con anni di ricavi alle spalle.

Il meccanismo che li produce ha tre ingredienti, e nessuno dei tre è irrazionale preso da solo.

  1. I fondi sono diventati molto grandi e il capitale va impiegato. Un fondo da diversi miliardi non può costruire un portafoglio con assegni da cinque milioni: non avrebbe abbastanza persone per seguire tutte quelle società. Deve fare pochi investimenti grandi. Questo spinge verso l'alto la dimensione dei round indipendentemente dallo stadio dell'azienda.

  2. Per un investitore il rischio peggiore non è perdere: è non esserci. Se sbagli un investimento perdi una volta il capitale; se manchi la società che diventa dominante nella categoria, perdi il rendimento dell'intero fondo. Questa asimmetria rende razionale pagare molto pur di entrare in quella che sembra la società giusta — anche quando il prezzo, guardato da solo, non ha senso.

  3. La valutazione diventa un prezzo di accesso, non una misura del valore. Quando due investitori di primo piano si contendono lo stesso round, il numero che esce non descrive quanto vale l'azienda oggi: descrive quanto costa il biglietto d'ingresso. È un'asta, e nelle aste vince chi ha la stima più alta, non chi ha quella più accurata.

Messi insieme, i tre ingredienti producono esattamente quello che vediamo: molto capitale concentrato su poche società, in poche categorie, molto presto. Aggiungo che vale la pena tenere a mente il confronto: nello stesso periodo, l'intero primo trimestre 2026 del venture capital italiano ha registrato 53 round per 367 milioni di euro, il numero più basso in cinque anni. Non è una gara — sono due mercati con regole diverse — ma serve a dimensionare di cosa stiamo parlando.

Cosa fare se ci costruisci sopra

La conseguenza pratica non riguarda gli investitori, riguarda chi mette uno di questi strumenti dentro un processo. Sono tre le domande che userei.

  • Da quanto esiste il prodotto in versione aperta, non la società. Un anno di beta privata e un anno di servizio in esercizio sono due maturità completamente diverse, e la valutazione non distingue tra le due.

  • Che fine fanno i dati se l'azienda viene comprata o chiude. Va cercata nei termini di servizio, non chiesta al commerciale, e va cercata prima della firma.

  • Quanto ti costerebbe uscirne. Se i dati e le automazioni non sono esportabili, l'adozione è una scommessa sulla sopravvivenza del fornitore, e conviene saperlo mentre la decisione è ancora reversibile.

Sono domande che oggi sembrano eccessive per uno strumento che serve a organizzare una spesa. Nei prossimi due o tre anni, man mano che questa categoria entra nei flussi di lavoro aziendali, diventeranno la parte normale di qualunque valutazione fornitori — e chi si abitua a porle adesso, sui casi a basso rischio, avrà già il metodo pronto quando la posta sarà più alta.

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Una cosa da leggere

🔧 I termini di servizio dello strumento AI che usi più spesso — è la lettura meno divertente che posso consigliare e probabilmente la più utile del mese. Cerca tre cose soltanto: dove sono conservati i dati, per quanto tempo, e cosa succede in caso di cambio di proprietà. Venti minuti, e nella maggior parte dei casi si scopre qualcosa che non si sapeva.

Non credo che l'insegnamento di questa vicenda sia sul singolo caso: Instinct potrebbe benissimo diventare l'azienda che quella valutazione giustifica. Il fatto rilevante è che il capitale si sta muovendo molto più velocemente della verifica, e che il segnale che siamo abituati a leggere come prova di solidità — quanto ha raccolto, chi ha investito — oggi misura soprattutto quanto è contesa una categoria. Per chi deve scegliere un fornitore significa che quel segnale va usato molto meno, e le domande noiose sui dati e sull'uscita molto di più.

Grazie per aver letto questo articolo fammi sapere cosa ne pensi!

Ci vediamo presto qui su WikiLuc!

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