L'AI entra negli uffici pubblici italiani

cosa dicono (davvero) le linee guida AgID

Luciano Cipriano

7/16/20265 min read

Ciao a tutti,

Ben arrivati su WikiLuc.

Negli ultimi mesi, ogni conversazione sull'AI nel settore pubblico che mi è capitato di seguire finiva sempre nello stesso posto: l'AI Act europeo, le sue scadenze, i suoi articoli. È comprensibile — è la cornice. Ma mentre tutti guardavano Bruxelles, in Italia è uscito un documento molto meno citato e, per chi lavora con o per la pubblica amministrazione, molto più operativo: le linee guida AgID su come si sviluppa e come si compra l'intelligenza artificiale pubblica. Adottate con la Determina n. 43 del 10 marzo 2026, dopo una consultazione pubblica chiusa l'11 aprile. Questo documento ci permette di rispondere ad una domanda concreta: un ente che domani vuole avviare un progetto AI, a cosa deve prestare attenzione?

Di cosa parliamo oggi:

  • Cosa sono le linee guida AgID e perché trattano sviluppo e procurement come un'unica cosa

  • Il punto debole emerso in consultazione: solidi nei principi, fragili nell'applicazione

  • La fotografia reale dell'adozione AI nella PA italiana, numeri alla mano

  • Cosa cambia, in pratica, per fornitori, consulenti e dipendenti pubblici

Partiamo dal problema.

Le linee guida AgID: un percorso, non due documenti

La prima cosa che colpisce è strutturale. AgID non ha pubblicato un documento sull'AI e basta. Ne ha messi in consultazione due — uno sullo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale, uno sul loro procurement — ma li ha pensati come parti di un unico disegno.

Cosa intendiamo per "sviluppo + procurement unito"

Nella maggior parte delle amministrazioni queste due fasi vivono in mondi separati: chi progetta una soluzione e chi la mette a gara raramente parlano la stessa lingua. Le linee guida AgID provano a ricucire questa frattura, tracciando un percorso continuo che va dalla progettazione all'acquisizione fino alla gestione operativa del sistema. In altre parole: le scelte tecniche fatte in fase di design — quali dati, quale livello di trasparenza, quali controlli sui bias — devono riflettersi nel capitolato di gara, e i requisiti di gara devono reggere nella fase di esercizio.

È un'impostazione sensata, e non scontata. Significa che un ente non può comprare un sistema AI come comprerebbe un gestionale, salvo poi accorgersi che i requisiti di affidabilità e supervisione umana non erano scritti da nessuna parte. Il rigore con cui si definisce cosa si vuole — prima di andare a gara — diventa la variabile che decide se il progetto regge.

Il nodo che la consultazione ha fatto emergere

La consultazione pubblica, chiusa l'11 aprile 2026, non ha bocciato i principi. Anzi: gli stakeholder li hanno giudicati chiari e solidi. Il problema è un altro, ed è il più insidioso.

Entrambe le linee guida sono state giudicate poco applicabili direttamente, senza ulteriori riflessioni e analisi. La richiesta ricorrente emersa dal confronto è stata sempre la stessa: strumenti concreti, esempi, indicazioni passo-passo, check-list. Cioè proprio le cose che trasformano un principio in una pratica.

È un gap che chi lavora in consulenza conosce bene. Un documento che dice "il sistema deve garantire trasparenza e supervisione umana" è ineccepibile e, da solo, inutile per chi alle 9 del mattino deve scrivere un capitolato. La distanza tra il principio e la riga di gara è esattamente il punto dove i progetti pubblici si arenano. Non è un male di per sé — è la fisiologia di un primo documento — ma va dimensionato per quello che è: un punto di partenza che chiede una seconda fase di strumenti operativi, non un manuale pronto all'uso.

I numeri: dove parte davvero la PA italiana

Per capire la posta in gioco conviene guardare la fotografia che AgID stessa ha scattato. Nella sua prima rilevazione sull'uso dell'AI nelle amministrazioni centrali, AgID ha contattato 142 organizzazioni e ne ha ottenuto risposta da 108 — un tasso del 76%, alto per una survey di questo tipo. Di queste 108, solo 45 avevano avviato progetti di intelligenza artificiale.

Vale la pena fermarsi su questo dato. Meno della metà degli enti che hanno risposto — e parliamo di amministrazioni centrali, non del piccolo comune di provincia — ha un progetto AI in corso. Non un sistema in produzione: un progetto avviato. È la misura concreta di quanto sia presto, e di quanto le linee guida arrivino non a regolare un fenomeno maturo, ma a indirizzarne uno ancora in fase iniziale.

Questo cambia la lettura di tutto il resto. Le linee guida AgID non stanno mettendo ordine in un campo affollato: stanno definendo le regole prima che la partita inizi sul serio. È una posizione di vantaggio — si può indirizzare l'adozione invece di rincorrerla — ma solo se gli strumenti operativi che mancano arrivano in tempo per i 63 enti che un progetto ancora non l'hanno nemmeno aperto.

Le domande che userei prima di avviare un progetto AI in un ente

Tre domande pratiche, per chi si trova davvero a decidere:

  • Il capitolato di gara recepisce i requisiti di sviluppo, o li lascia impliciti? Se la fase di acquisto non "parla" con la fase di design, l'impostazione unitaria di AgID resta sulla carta.

  • Esiste, internamente, qualcuno in grado di tradurre il principio in requisito verificabile? Senza questa figura, le check-list che mancano nel documento mancheranno anche nel progetto.

  • Il sistema è classificabile come ad alto rischio secondo l'AI Act? Perché in quel caso la composizione documentata dei dati di training e il monitoraggio dei bias non sono buone pratiche: sono obblighi, e vanno previsti a gara, non scoperti dopo.

Risposte chiare a queste domande indicano un progetto che può reggere l'esercizio. Risposte nebulose indicano un sistema destinato a creare più problemi di quanti ne risolva.

Notizie da tenere d'occhio
  • L'AI Act entra in piena applicabilità il 2 agosto 2026
    La scadenza europea che fa da cornice a tutto il discorso si avvicina. Per i sistemi ad alto rischio scattano obblighi documentali precisi sulla composizione dei dati di training.
    Perché importa: gli enti che vanno a gara ora devono già scrivere capitolati compatibili con quegli obblighi, non adeguarli a posteriori.

  • La consultazione AgID apre una seconda fase
    La chiusura della consultazione l'11 aprile non è un punto d'arrivo: il feedback raccolto dovrebbe alimentare strumenti più operativi.
    Perché importa: è lì che si gioca la differenza tra linee guida "di principio" e linee guida usabili — vale la pena seguire cosa esce nei prossimi mesi.

  • La cornice resta la Strategia Italiana per l'IA 2024-2026
    Le linee guida si incastrano nel Piano Triennale per l'Informatica nella PA e nella strategia nazionale, in scadenza proprio quest'anno.
    Perché importa: il 2026 è anche l'anno in cui si tirano le somme della strategia e si imposta quella successiva.

Una cosa da leggere

🔧 Le linee guida AgID su sviluppo e procurement dell'AI nella PA — Se lavori con il settore pubblico, vale il tempo di leggerle nell'originale, non nei riassunti. Non perché siano un manuale operativo — non lo sono ancora — ma perché definiscono il vocabolario con cui verranno scritte le gare dei prossimi anni. Conoscerlo prima degli altri è un vantaggio concreto.

Le linee guida AgID non risolveranno da sole l'adozione dell'AI nella PA italiana, e i 45 progetti su 108 lo dicono con chiarezza: siamo all'inizio. Ma il modo in cui un'amministrazione collega progettazione e acquisto — e la velocità con cui colmerà il vuoto di strumenti operativi che la consultazione ha messo a nudo — è ciò che deciderà se l'AI pubblica italiana diventa servizio funzionante o resta l'ennesimo principio ben scritto e mai applicato.

Grazie per aver letto questo articolo fammi sapere cosa ne pensi!

Ci vediamo presto qui su WikiLuc!

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